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ago 08

VARROA 2019: facciamo il punto

Ogni anno, puntualmente, all’affacciarsi del mese di agosto, incominciano le discussioni tra gli apicoltori su quali terapie somministrare per la lotta alla Varroa. Non si riescono nemmeno più a contare le richieste che in tal senso arrivano agli uffici tecnici delle varie Associazioni.

Il primo dubbio che nasce spontaneo, dunque, è che le decine di incontri tecnici e seminari che sono stati organizzati sul territorio non hanno soddisfatto la domanda che si fanno gli apicoltori sul tema del contrasto all’acaro parassita (a proposito, per chiarire il tema sollevato da un attento socio, dobbiamo confermare che la Varroa si comporta proprio come un parassita classico, ossia approfitta del soggetto parassitizzato, debilitandolo, danneggiandolo, ma senza portarlo alla morte. Gli alveari collassano per le conseguenze delle sinergie attivate tra la Varroa ed i virus, oppure vanno via, lasciando l’arnia ed i favi desolatamente vuoti, in una sorta di sciamatura da sopravvivenza).

Tornando all’utilità delle attività di aggiornamento tecnico realizzate sul territorio, ci sentiamo di poter affermare che, in effetti, nessuno ha mai pensato di poter fornire ai Foto partecipanti_Bellettipartecipanti la soluzione “efficace, sostenibile, a basso costo che rispetta le regole” ma soprattutto la soluzione valida per tutte le situazioni di allevamento, ambientali, stagionali, etc.. Anche perché una siffatta soluzione non esiste.

Allora proviamo a fare una sintesi dei messaggi che abbiamo cercato di trasferire durante gli incontri organizzati a tema Varroa.

1)      La Varroa, a tutt’oggi, è il pericolo pubblico numero uno di api e apicoltori

2)      La lotta chimica da sola non è risolutiva

3)      l programmi di lotta a calendario non sono più efficaci

4)      La lotta va praticata nel rispetto delle regole, senza se e senza ma.

La prima segnalazione di Varroa in Italia è stata registrata nei primi anni ottanta. Sono passati quasi quaranta anni e nessuno è riuscito ad eradicare l’infestazione. I motivi sono diversi e passano per un livello di investimenti nella ricerca scientifica inadeguati piuttosto che per le oggettive difficoltà legate alla tossicità anche per le api di tutti i prodotti tossici per l’acaro. In questi quaranta anni, inoltre, possiamo affermare che il quadro sanitario degli alveari si è complicato per vari fattori di stress esterno. Al di là degli effetti delle varie forme di avvelenamento, però, tutte le altre complicazioni di carattere sanitario che interessano gli alveari possono in qualche modo, diretto o indiretto, essere riconducibili alla Varroa. Le varie forme virali, in tutte le loro espressioni cliniche su api adulte e sulla covata, così come il sostanziale indebolimento del sistema immunitario del superorganismo alveare sono la conseguenza della presenza dell’acaro nelle famiglie di api. E’ la Varroa, dunque, il principale nemico delle api.

Tra le altre insidiose caratteristiche della Varroa che rende la lotta molto complessa, è la sua comprovata capacità di sviluppare resistenza ai principi attivi utilizzati per combatterla. Ultimamente, poi, più volte sono stati notati anche fenomeni di adattamento comportamentale dell’acaro, una sorta di resistenza comportamentale, che riduce l’efficacia anche di prodotti che si pensava fossero a prova di resistenza.

Per questo motivo oramai è unanimamente condiviso il pensiero che la sola chemioterapia non può garantire un livello di efficacia sufficiente a mettere al sicuro gli alveari. E’ indispensabile pianificare interventi terapeutici propriamente detti sempre accompagnati da tecniche di controllo meccanico che, perlopiù, si rifanno alla Buone Prassi di Allevamento.

D’altra parte anche il calendario rigido dei trattamenti (estivo tampone – invernale risolutivo) oggi è da considerarsi obsoleto e non più efficace. Le terapie devono seguire gli andamenti stagionali e tutte le variabili ad essi collegati, dunque vanno pianificate in base agli esiti di monitoraggi periodici che vanno fatti per tenere sotto controllo lo sviluppo dell’infestazione durante le varie fasi stagionali. Una sorta di un combinato disposto di lotta integrata al bisogno.

In ultimo, poi, seppure abbondantemente affrontato in ogni occasione utile, è sempre bene ribadire che non esiste alcuna giustificazione, né di carattere tecnico e tantomeno di carattere sanitario, per derogare dal rispetto delle regole e, dunque, dall’uso dei soli presidi sanitari registrati ed all’uopo autorizzati. La nostra apicoltura, i nostri prodotti si differenziano dagli altri, nel mercato globale, soprattutto grazie alla rigida normativa vigente in Italia che ne garantisce una salubrità senza pari al mondo. Inficiare questa certezza, per risparmiare qualche euro sui trattamenti, provocherebbe un danno inestimabile all’intero settore. Pensiamoci prima di imboccare scorciatoie di scarsa lungimiranza.

Fatta questa doverosa premessa, passiamo a rispondere più direttamente al quesito su cosa fare concretamente per contrastare la Varroa. Ecco una breve sintesi dei nostri consigli.

Soluzioni possibili efficaci

Molto impegnativa, poco costosa, assolutamente sostenibile

Blocco di covata con gabbiette simil cinesi e acido ossalico gocciolato

Facile da attuare, costosa (almeno nell’investimento iniziale), abbastanza sostenibile

Acido formico in dispensatore Aspronovar

Facilissima da attuare, costosa, poco sostenibile

Combinata timolo (Api Life Var) con amitraz (Apivar)

Soluzione possibili con un’efficacia variabile (secondo il nostro parere)

Facile da attuare, costosa (almeno nell’investimento iniziale), abbastanza sostenibile

Acido formico in dispensatore Bio Letal Varroa

Facilissimo da attuare, relativamente costosa, sostenibile

Api Life Var in abbinamento con alimentazione

Va precisato, a scanso di ogni equivoco, che queste procedure sono quelle da noi consigliate, soggettivamente, secondo le nostre esperienze e conoscenze. Non sono le uniche praticabili e sono assolutamente legittime e praticabili anche altre procedure che pure potrebbero garantire medesimi livelli di efficacia.

Ovviamente è possibile richiedere i protocolli originali o maggiori informazioni, attraverso il nostro sistema di assistenza on line, inviando una mail a info@eapis.it.

Apisticamente.

 

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